quartiere a luci rosse di venezia

Alla scoperta del Ponte delle Tette e delle Carampane, l’antico quartiere a luci rosse di Venezia

La storia di Venezia rivela aspetti sorprendenti, tra cui l’esistenza di un quartiere storicamente dedicato alla prostituzione regolamentata. La zona delle Carampane, affacciata sulla fondamenta e sul ponte omonimo, custodisce memorie di una pratica sociale tollerata e ben organizzata dalla Repubblica di Venezia. Ecco allora un itinerario ideale per esplorare il quartiere a luci rosse di Venezia, toccando luoghi simbolo come il Ponte delle Tette, il Rio Terà de le Carampane e il Castelletto.

Origini storiche del quartiere delle Carampane e del Castelletto

quartiere delle Carampane
Turismo Città di Venezia

Il quartiere delle Carampane deriva il suo nome da Ca’ Rampani, un palazzo patrizio i cui beni passarono alla Repubblica di Venezia nei primi decenni del Quattrocento, dando origine a un’area regolamentata per ospitare le meretrici. Le autorità, nel 1421, imposero a queste donne di concentrarsi in quel settore, creando un piccolo distretto di prostituzione tollerata ma strettamente sorvegliata, volto a mantenere l’ordine pubblico e raccogliere entrate fiscali significative nell’ambito della gestione morale e pragmatica della città.

Nella medesima zona sorgeva il cosiddetto “Castelletto”, un insieme di edifici chiusi detti “custoditi” da guardiani, che impersonavano un sistema quasi fortificato per confinare l’attività sessuale. In questo spazio le meretrici dovevano rispettare norme rigidissime: non potevano uscire tranne il sabato, dovevano indossare un fazzoletto giallo, non avevano libertà di abbigliamento e orari, pena punizioni corporali come fruste o multe. Il confinamento serviva a tenere l’attività lontano dalle aree sacre e dagli occhi indiscreti dei cittadini più onesti.

Il Ponte delle Tette: simbolo di distrazione e controllo

Ponte delle Tette
Turismo Città di Venezia

Il Ponte delle Tette, a cavallo tra i sestieri di San Polo e Santa Croce sulla Fondamenta de le Tette, è un piccolo ponte in pietra che oggi sembra insignificante, ma è carico di una storia simbolica rilevante. Venne nominato così perché le prostitute si affacciavano alle finestre o direttamente dal ponte, mostrando i seni ai passanti come forma di richiamo. La Serenissima autorizzò questa pratica con un duplice intento: distrarre gli uomini dall’omosessualità, considerata un grave “peccato contro natura”, e al contempo tollerare la prostituzione entro limiti controllati.

Nel XVI secolo la pratica si intensificò, con prostitute che si affacciavano illuminate da lanterne notturne sul ponte, creando uno scenario deliberatamente visibile e studiato. Questa azione pubblica divenne emblema di un regime dove la moralità veniva gestita con pragmatismo, e la prostituzione regolamentata sostituiva repressione e clandestinità.

Oggi il Ponte delle Tette è un luogo di curiosità storica e oggetto di tour tematici che raccontano il passato libertino e pragmatico di Venezia. Il suo toponimo conserva un’aura di scandalo e mistero, attirando visitatori interessati a scoprire aspetti inusuali della città e lasciando emergere un lato meno noto della Serenissima.

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Il Rio Terà de le Carampane e l’ambiente urbano circostante

Oltre al Ponte delle Tette, un altro toponimo significativo è il Rio Terà de le Carampane, un tratto di canale interrato alla fine del Settecento che ruppe l’isolamento fisico del quartiere. Questo rio un tempo costituiva la via principale della zona, tra le calli dove si sviluppava la vita delle Carampane. Il nome conferma la centralità simbolica e geografica del quartiere nella mappa di Venezia.

Passeggiando oggi lungo la Fondamenta de le Tette, si possono cogliere tracce di quell’area delimitata, compresa la Corte de Ca’ Bollani, luogo strategico dove le prostitute potevano affacciarsi per attrarre i clienti con visibilità e vicinanza al ponte. Questi luoghi, ancora intatti nella geometria urbana, evocano una Venezia meno nota, dove il controllo sociale si esprimeva nei gesti quotidiani e nel reticolo delle calli.

Tra i luoghi legati al quartiere a luci rosse di Venezia figura, come abbiamo accennato, la Corte de Ca’ Bollani, uno spazio interno circondato da edifici dove si svolgeva parte dell’attività delle meretrici. Questa corte, raggiungibile attraverso strette calli, garantiva riservatezza e al tempo stesso prossimità al Ponte delle Tette. Un’area strettamente connessa al quartiere era il Sotoportego delle Carampane, un passaggio coperto che collegava le calli interne con la Fondamenta de le Tette. Questo spazio fungeva da punto di transito obbligato per chi entrava o usciva dalla zona regolamentata e, secondo documenti dell’epoca, era sorvegliato per controllare accessi e movimenti.

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